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In uno studio condotto su 2032 pazienti, che usano cannabis a scopo terapeutico, gli oppioidi sono stati spesso sostituiti con cannabis. Secondo lo studio condotto da scienziati statunitensi e canadesi e pubblicato sul The Journal of Headache and Pain, 21 malattie sono state trattate con cannabis e le sindromi da dolore hanno rappresentato il 42,4%. Lo studio si è concentrato sul trattamento di 505 casi di mal di testa, che per lo più (88%) soddisfacevano i criteri di emicrania.

La maggior parte dei pazienti con mal di testa ha preferito ceppi ibridi, cioè ceppi con caratteristiche sia sativa che indica. Il ceppo preferito presentava alte concentrazioni di THC e basse concentrazioni di CBD, inoltre conteneva alte concentrazioni dei terpeni beta-cariofillene e beta-mircene, che hanno proprietà antinfiammatorie e analgesiche.

In un altro studio pubblicato sull’European Journal of Pharmacology, l’aggiunta di THC o di un cannabinoide sintetico (CP 55,940) a morfina e fentanil non ha aumentato gli effetti negativi degli oppioidi sulla respirazione, ma ha migliorato gli effetti di alleviamento del dolore. Gli autori hanno concluso che “la finestra terapeutica è maggiore per gli oppioidi quando sono combinati con agonisti dei recettori dei cannabinoidi, indicando un possibile vantaggio per queste miscele di farmaci nel trattamento del dolore”.
Centro di scienze della salute dell’Università del Texas a San Antonio, USA.

Potendo scegliere i pazienti preferiscono la cannabis agli oppiacei nel trattamento del dolore ed ai farmaci tradizionali utilizzati nella cura di patologie mentali. E’ il risultato di uno studio scientifico realizzato dai ricercatori della University of British Columbia e dalla University of Victoria e pubblicato in febbraio sulla rivista peer-reviewed International Journal of Drug Policy, che è stato finanziato da Tilray, un produttore canadese di cannabis a scopo medico.

Lo studio ha monitorato 271 pazienti con prescrizione di cannabis in cura per condizioni come il dolore cronico, la salute mentale e problemi gastrointestinali. Nel complesso, il 63% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare la cannabis al posto dei loro farmaci da prescrizione, che includevano oppioidi (per trattare il dolore), benzodiazepine (sedativi) ed anti-depressivi. I pazienti che in America hanno accesso alla cannabis terapeutica in modo legale, riducono il consumo di farmaci convenzionali.

Uno studio del 2014 pubblicato sul Jama Internal Magazine aveva esaminato il tasso di decessi causati da overdose da analgesici oppiacei tra il 1999 e il 2010. I risultati rivelano che, in media, gli allora 13 Stati americani che avevano autorizzano l’uso di cannabis terapeutica, avevano registrato un tasso del 24,8% più basso riguardo alla mortalità annuale per overdose da analgesici oppiacei rispetto agli Stati in cui la cannabis terapeutica è ancora illegale, mostrando che il trattamento può essere più sicuro per i pazienti affetti da dolore cronico causato da varie patologie.

Dalla collaborazione tra HelloMD, una community statunitense col 150mila utenti che mette in contatto pazienti, medici, esperti e aziende sul tema della cannabis e Brightfield Group, una società di ricerca e analisi di mercato per le organizzazioni incentrate sull’industria della cannabis, è nato un importante studio che ha visto la raccolta dati di 2500 membri del gruppo sull’utilizzo del CBD in ambito terapeutico.

Il fattore forse più importante emerso è quello relativo al cambiamento nella scelta delle terapie. Di fatto dopo aver provato il CBD il 42% ha abbandonato la medicina tradizionale per abbracciare l’uso esclusivo di prodotti ad alto contenuto di CBD. Si tratta di persone che devono affrontare insonnia, depressione, ansia, dolori alle articolazioni e ancora morbo di Crohn, epilessia e sclerosi multipla. Il feedback dell’80% degli intervistati ha confermato che il CBD è “molto o estremamente efficace”, avendo proprietà analgesiche, antinfiammatorie e rilassanti, mentre il 3% lo trova “inefficace o solo leggermente efficace”.

 

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